Greatest Bassist of all time

Ci è stato riportato, a noi di Radio Armageddon, che tutta questa storia del giudizio universale altro non sia che una bieca operazione di speculazione immobiliare messa in atto da una collusione di poteri forti nel campo politico e in quello economico-finanziario, al fine di ottenere un colossale innalzamento dei prezzi delle case.

Pare, infatti, che la maggior parte della gente, per potersi pagare il viaggio per raggiungere la valle di Giosafat, con qualunque mezzo, vista la scarsità di posti disponibili e il pauroso incremento nel prezzo dei carburanti e, di conseguenza, di qualunque mezzo di locomozione, vista l’inevitabile precettazione, non abbia avuto altro modo che ipotecare o peggio vendere la propria casa, pensando di non averne più bisogno nel futuro, rassicurati dal fatto di avere comunque un posto letto garantito, che sia in paradiso per i più… ehm, diciamo fortunati, o in purgatorio per la gente comune che vive una vita comune, o all’inferno per dissidenti politici, gli omosessuali e gli atei.

In base alle nostre fonti, mooolto affidabili, tutta la mobilitazione per il giudizio universale potrebbe, però, risolversi in un’amnistia. Potrebbero addirittura non esserci i numeri per collocare tutto il genere umano.  Ci sarebbero anche forti pressioni per sfiduciare l’attuale governo divino, tenuto, ormai  da più di duemila anni,  dalla triade, detta anche trinità. Troppi poteri forti in gioco. Pare.

Che poi, lasciatemelo dire, sta storia che il mondo esiste da miliardi di anni, l’uomo apparso circa quarantamila anni fa, il primo governo divino Jahve cominciato soltanto 3500 anni fa circa, poi duemila anni fa il rimpasto di governo, perché c’era da sistemare il figlio, stando a quanto dicono le malelingue. Tant’è che ora è il vice. E dopo così poco tempo che fai, indici subito il giudizio universale? A me ricorda tanto lo scioglimento delle camere di memoria fascista.

Ci si chiede, a questo punto, nel caso in cui davvero si arrivasse alla sfiducia, quali potrebbero essere le alternative di governo.

Noi, personalmente, ci augureremmo un governo un po’ più progressista. Basta con tutte ste limitazioni, con l’astinenza per paura di ritorsioni divine. Sia il sesso libero, la cultura del piacere fine a sé stessa. Non manchino i  preservativi gratis per tutti. Ah, e aboliamo anche sto cazzo de matrimonio, per favore!

Si pensava di indire un sondaggio per capire quale divinità potrebbe succedere nel caso di sfiducia di quella attuale. Naturalmente si chiede di votare quella che suscita più simpatia tra la gente, mica si chiede una valutazione tecnica delle competenze, eh.

Tuttavia sappiamo che ciò non potrebbe essere considerato molto attendibile, essendo non basato su un campione rappresentativo per lucidità mentale e competenza. Anzi, forse sarebbe il caso di escludere dal voto tutta la gente credente in qualunque cosa, lasciando il voto solo ad atei e agnostici, più distaccati e lucidi. Tuttavia non avrebbe comunque alcun senso, visto la confermata abilità della razza umana di eleggere a propri rappresentanti sempre i più delinquenti e faccia-di-merda che ci siano in circolazione.

Così come non avrebbe senso sottoporre un sondaggio al popolino per chiedere chi sarebbe l’attaccante più bravo di tutti i tempi, o il santo con i miracoli più efficaci.

Così come chiedere al popolo chi è il musicista, per esempio… per esempio il bassista, più bravo di tutti i tempi… cioè, non degli ultimi 3000 anni, no! Di tutti i tempi!!!!

E lo so che è accaduto, e ché lo dite a me? Ma a proposito di questo… lo sapevate che…

Succede che un sito, Music Radar, che parla di musica per musicisti, con contenuti divisi in categorie per chitarristi, batteristi, e “suonatori-di-strumenti-tecnologici” (categoria Tech), come inagurazione per la nuova categoria per bassisti, decida di indire un sondaggio. Un sondaggio del cazzo, che non significa niente, non serve a nessuno se non a solleticare la malattia da scommessa di cui il “tifoso” è generalmente posseduto.

Cosa vi aspettate da un sondaggio così? Che ognuno vota il bassista che più gli piace, sulla sola base delle proprie papille gustative, magari intossicate da alcool e caffeina, o dalla radio e dalla televisione, o da stupide guerre di campanile tra un genere e un altro. Io per esempio mi sarei votato da solo, che mmi ppiasce ttanto ttanto quanno ssuonno coll’ampli zpanto davanti allo zpacchio.

Serietà, per favore!

Giudicare il miglior musicista… sulla base di cosa? Io farei un sondaggio per catalogare la gente che ha partecipato a quel sondaggio. E metterei delle imponenti barriere all’ingresso, con guardiani virtuali armati e pena capitale per il pc di chi sbaglia. Una specie di sondaggio con test d’ingresso e scotto da pagare, se vi pare. Escludendo gli integralisti, quelli che ascoltano un genere solo, quelli che hanno nel cassetto solo magliette di gruppi metal, quelli per cui quel gruppo lì è il migliore del mondo… eh? come “quello lì quale”? Ma si fa per dire, chiribio! (Mi cadono le braccia!)

Basta co’ sto tifo pure nella musica. Ci avete rotto er cazzo! Volete tifare? Andate allo stadio. E menatevi pure di santa ragione. Chissenefrega! E se tornate a casa gonfi, vi do pure le altre!

Succede che leggo da qualche parte Dream Theater’s John Myung on Band’s Future and “Greatest Bassist Title”.

Ho subito pensato due cose:

1. Allora Myung sa parlare (ma potrebbe aver scritto… sempre che lo sappia fare)

2. Greatest Bassist of All Time (così dice l’articolo)…. a Myung??? (Ma siete matti?!)

Precisiamo che ascolto con piacere i Dream Theater da anni ormai, e compro anche i loro cd, e vado a vedere i loro concerti e ho una loro maglietta. Quindi con me non ci provate!

Myung è sicuramente un grande bassista, e chi lo nega? Sono bassista anche io (perché pensate che nell’header di questo blog ci sia l’immagine di un basso, perché io sono basso di statura? Anche. Sono un bassista completo, io! :-) ) e studio musica.  Ho gli strumenti per apprezzarlo in tutta la sua tecnica. Ma in una classifica Greatest Bassist of Aaaaaall Time, credo che non apparirebbe neanche tra i primi dieci posti.

E già siamo partiti male!

Allora andiamo a guardare sta cazzo di classifica, mi sono detto, ma, arrivato sulla pagina, mi sono trovato davanti il 25°… e il tasto Next (ma come, dall’ultimo al primo, pure la superclassificasciò m’hanno fatto, maannatevenaffa…) Chi come me vuole partire dal primo e andare all’ultimo, può cliccare qui.

Non ho intenzione di entrare nel merito delle posizioni, tanto valgono quello che valgono, come tutte le classifiche. Quello che noto, però, è la presenza sregolata di metallari, che già rivela molto, ma, ancor di più, l’assenza di mostri sacri del basso elettrico. Musicisti che hanno fatto storia, che hanno inventato un sound, che hanno rivoluzionato il modo di suonare questo strumento, maestri imitati ed emulati da generazioni di musicisti, irraggiungibili per buona parte di quelli indicati nella classifica come i migliori 25. Non solo pidocchiosi saltimbanchi delle quattro corde.

Intendiamoci, a parte qualche nome che proprio non mi va giù, e le posizioni che proprio non condivido, sono tutti (quasi) grandi musicisti, ma una classifica dei migliori bassisti di tutti i tempi deve avere due caratteristiche inderogabili.

Prima: Jaco Pastorius al primo posto, e su questo non si discute.

Seconda: non possono assolutamente mancare nomi di giganti del calibro di

Tony Levin (James Taylor, Peter Gabriel, King Crimson, Yes, Andy Summers, Liquid Tension Experiment, Pink Floyd, John Lennon, Dire Straits, Claudio Baglioni (che cazzo ridi?!), Joan Armatrading, Alice Cooper, Seal, David Bowie, Carly Simon, California Guitar Trio, Sarah McLachlan, Kevin Max, Paul Simon, Michael Schenker Group e molti altri) con centinaia e centinaia di album registrati in studio;

Stanley Clarke (Gil Evans, Art Blakey, Dexter Gordon, Horace Silver, Stan Getz, Chick Corea, McCoy Tyner), uno dei bassisti più imitati insieme a Jaco Pastorius;

Marcus Miller (Miles Davis… e non aggiungo altro) che ha ricevuto il premio “Most Valuable Player” (riconoscimento assegnato dalla National Academy of Recording Arts and Sciences a musicisti da studio) per 3 anni di fila, ricevendo di conseguenza il titolo di “player emerito” e non potendo quindi ricevere ulteriormente il premio (!) e ha inoltre registrato più di 500 album in studio;

Francis Rocco Prestia (Tower of power);

Jeff Berlin (Bill Bruford, Pat Metheny, Van Halen, Rush, Yes, Allan Holdsworth, Kazumi Watanabe);

John Patitucci (Chick Corea, Herbie Hancock, Wayne Shorter, Stan Getz, Wynton Marsalis, Sting, Aaron Neville, Natalie Cole, Carole King, Milton Nascimiento, Joao Gilberto);

Michael Manring ero tentato a non citarlo neanche, troppo sofisticato per chi ha votato in quel modo; e potrei dire anche Nathan Watts, o Victor Bayley, o Tal Wilkenfeld, ma mi sono già stancato.

Quindi, mettiamoci d’accordo, o a queste inutili classifiche date un nome appropriato, tipo “Classifica inutile dei musicisti più votati con criteri su cui preferiamo non indagare, di gente che pensa di saperne di musica ma invece non ne capisce un cazzo” oppure, per favore, evitate di farle!

IndieItalia chiude

Non ho voglia di scherzare davanti a questa notizia.

IndieItalia è un blog che per me è stato un punto di riferimento, uno spazio in cui trovare ottima musica indipendente, che potevo legittimamente scaricare  ed ascoltare.

Logo IndieItalia

Logo IndieItalia

È di oggi la notizia che

IndieItalia chiude.

Sul blog sono spariti tutti i posts, tranne un epitaffio che riporta quanto segue:

“A causa di recentissimi problemi legali, chiudo il blog, non voglio dare nessuna spiegazione, non preoccupatevi, nessuno rischia nulla (solo io) e troverete lo stesso tantissimi album su altri blog in giro. Chiedo scusa alla decina di band che non sono riuscito a pubblicare in tempo.
A quasi 2 anni dalla creazione di Indieitalia 2.0, Burro vi saluta e vi ringrazia.”

Grazie a IndieItalia per avermi proposto musica di qualità, altrimenti difficile da reperire, da scovare, da individuare in mezzo alla montagna di merda che arriva da radio e televisione.

Sono amareggiato.

Sabotaggio

“Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.” - Genesi 11,1-9

Pieter Bruegel - La torre di babele - 1563

Pieter Bruegel - La torre di babele - 1563

Ecco, ne vogliamo parlare? Che io quando leggo ‘ste cose… mi girano proprio i coglioni!

Allora, un popolo che emigra, da un luogo ad un altro e vi si stabilisce. È una scena che abbiamo visto o sentito innumerevoli volte, no? Qual’è la prima cosa che fai quando arrivi, emigrante in una nuova città? Cerchi un posto dove vivere; se riesci, anche con un tetto sulla testa, e se proprio ti va di culo, anche in condizioni vagamente umane. E poi cerchi di viverci, nella tua nuova città, cerchi di integrarti, ti trovi un lavoro, socializzi, frequenti altra gente, conosci e ti fai conoscere.

Questo popolo di formichine volenterose, conosce addirittura l’arte del costruire e, saggiamente, invece di pagare affitti stratosferici che ingrassano i palazzinari avidi e tignosi, decidono di costruirsele le case. E i mattoni, mica li comprano, se li fanno e con essi costruiscono le loro case e poi, da lì, una città. E quando hanno popolato questa città, sentono il bisogno di un simbolo, all’ombra del quale sentirsi una comunità unita.

Una torre.

E la vogliono grande, alta, che tocci il cielo. Ma mica davvero, che con i mattoni d’argilla, senza calcestruzzo armato, quanto mai ti potrai alzare dal suolo? Alta, sufficientemente alta da doversi coprire gli occhi con la mano quando la si guarda da sotto, abbastanza ampia da raccogliere nella sua ombra tutti coloro che la guardano da sotto con ammirazione. Ma il cielo, quello, è ben lontano.

Ma ci pensate, a passare dal bar della piazza di quella città, magari quando era ancora paese, dopo l’orario di lavoro? Tutti questi lavoratori che si ritrovano e parlano e si contagiano reciprocamente con l’entusiasmo, perché costruire una torre dal nulla deve essere proprio esaltante! Secondo me, ci sono anche ottime possibilità di vedersi l’aperitivo pagato da quel tipo sconosciuto seduto all’angolo, solo perché è così tanto di buon umore, alla vista di quel suo così maestoso prolungamento fallico, che non riesce a contenersi.

Ma deve essere successo anche che una divinità chiamata Jahve, comodamente seduta sul suo divano divino, con in mano un bicchiere di vino divino, facendo zapping col suo telecomando divano… (ehm) divino, abbia sintonizzato il suo televisore, anch’esso divino, sulle immagini trasmesse dalla videocamera a circuito chiuso, collocata chissà dove e puntata proprio su babele, il suo popolo e la sua torre. E siccome quel dio quel giorno si stava annoiando e anche un po’ gli rodeva il culo, vai a capire perché, ha deciso di divertirsi un po’ (leggi pure rompere i coglioni) andando a fare casino lì dove quella gente stava lavorando. E che ha fatto, il buontempone? Ha confuso le loro lingue mentre lavoravano! Come se non bastasse che con la maggior parte della gente è già difficile comunicare quando si parla la stessa lingua, figuriamoci quando si parlano improvvisamente lingue diverse e fino a un attimo prima ancora ci si capiva.

“Przepraszam szefie…”

“What the hell are you blathering?”

“Δώσε μου ένα σφυρί και τα καρφιά”

“Ma ‘sta mme piji pe cculu?”

“ไม่ได้รับ”

“Mais est-cette une blague, nom de dieu?”

Sì, ma cosa c’entra questo con la musica e con Radio Armageddon? C’entra!

Proprio in questi giorni, abbiamo subìto  un analogo sabotaggio da parte di coloro che noi osserviamo e controlliamo con dedizione e abnegazione perché non vengano compiuti abusi durante le operazioni preliminari del giudizio universale. Chi non ricorda di cosa parlo, può dare un’occhiata qui.

Un sabotaggio divino ha danneggiato irrimediabilmente il nostro hard disk da 500 GB contenente il frutto della raccolta per anni e anni di musica, video di concerti, films, anime giapponesi, serie rare e difficilmente reperibili di telefilm. Tutto perduto. E come se non bastasse, anche l’altro hard disk da 500 GB portatile sta dando segni di cedimento. Bisognerà correre ai ripari immediatamente.

Ma perché colpirci con tale efferatezza? Che abbia trovato un’analogia tra la torre di babele e il traliccio della nostra antenna?

Tuttavia ciò non basterà a distrarre i nostri occhi vigili, anzi, saremo ancora più determinati e agguerriti di prima nel portare a termine la missione che ci siamo prefissati!

Certo, però… la prima serie della Famiglia Mezil poteva risparmiarla… sob!

Reactable – Quando musica, informatica e magia si fondono insieme

Pensate a quanto sia familiare l’immagine di un bambino che gioca con oggetti colorati di varia forma, tipo i mattoncini lego, oppure le formine, quelle per insegnare a percepire il senso della geometria, o i fondamenti dell’educazione sessuale. In genere a questi giochi non corrisponde una colonna sonora interattiva, ma nella migliore delle ipotesi il silenzio; nella peggiore, il rumore della televisione che mamma lascia accesa per tutta la giornata, per garantire una corretta crescita psicofisica al proprio bambino.

Ma pensate se ad ogni sua azione, mentre gioca, corrispondesse una reazione musicale dell’ambiente. Una figata! Pensate che divertimento.

Da piccolo, beh non proprio più tanto piccolo, quando giocavo immaginavo che magicamente venisse diffusa attorno a me la colonna sonora che più mi sembrava adatta al momento, in base al mio stato d’animo, a chi mi stava intorno, all’impressione che cercavo di dare di me. Ma, ahimé, non accadeva. Forse è questo il motivo per cui non sono diventato un astronauta, oppure un musicista di fama mondiale, oppure un irresistibile tombeur de femmes, sì sì, sarà senz’altro per questo, mancava la giusta colonna sonora.

Reactable

Reactable

Reactable

Reactable

Oggi non è che le abbiano ancora inventate le colonne sonore personalizzate a diffusione broadcast, che tu cammini al centro commerciale molleggiando al ritmo di Stayin’ alive, o Back in black e la gente che ti guarda con ammirazione e pensa “anvedi come balla ciccio!”… anche perché sai che caos indecifrabile se tutti ce l’avessero?!

Però hanno inventato un’altra cosa che è una figata, ed è un strumento musicale che si suona davvero con i cubetti colorati. Anche un bambino di quattro anni potrebbe suonarlo, a patto di non rompersi i coglioni dopo tre minuti o di usare i cubetti come oggetti contundenti da lanciare alla sorellina, ché in tal caso il gioco mica funziona più.

Reactable

Reactable

Reactable

Reactable

Si chiama Reactable e, il nome lo dice, è una superficie che reagisce. Reagisce alle azioni che il musicista-stregone compie, meglio se con fare un po’ esoterico e misterioso (che fa sempre effetto), come appoggiare, spostare, ruotare dei cubi semitrasparenti che riportano sulle facce strani disegni, come fossero rune, oppure toccare la superficie, che emette una misteriosa luce bluastra, con le dita e la superficie si anima, si illumina, e macina suoni e risponde al tocco del suo padrone.

È il risultato di uno studio effettuato presso il dipartimento di Tecnologie musicali dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, da un gruppo di ricercatori diretto da Sergi Jordà. L’idea alla base dello studio era quella di creare un nuovo strumento musicale che fosse interattivo, che permettesse a più persone di suonarlo contemporaneamente, che avesse un aspetto visuale che fosse parte fondamentale dell’esperienza musicale.

In effetti il risultato è spettacolare e riporta alla mente alcune scene futuristiche, come l’interfaccia utente che si vede in Minority Report.

Mi riserverò di svelarvi il trucco della magia che sta dietro in un prossimo post. Per ora godevi alcune performance dal vivo fatte con questo strumento.

Mike Portnoy lascia i Dream Theater… perché?

Mike Portnoy (10/09/2010):
“Sarebbe una tragedia se non potessi più essere sul palco con i Dream Theater”

Miei cari, c’è poco da stare allegri. Questo è un segno dall’impatto devastante.

I Dream Theater, un gruppo longevo, stabile, con pochissimi cambi di formazione, un nocciolo durissimo che lavora tosto da 25 anni, i tre membri fondatori uniti da un legame che va oltre la semplice amicizia. Un gruppo che ha sempre sottolineato come tutti i componenti fossero ottimi musicisti, persone serie, padri affettuosi e mariti fedeli, felicemente sposati con le rispettive mogli e neanche un divorzio o una separazione tra loro, nonostante i “pericoli” a cui sono costantemente sottoposti per il mestiere che fanno. ;-)

Personalmente, ma sono sicuro di non essere solo, avrei dato più probabili le separazioni dalle mogli che tra di loro, invece…

Ma ne capite la profondità? Uno si illude dell’esistenza dell’amore eterno, non ci lasceremo mai, vivremo sempre insieme, ecc… ecc… (ooops… sto imbrattando tutto di miele, scusate, ora pulisco), e poi?

Mike Portnoy

lascia

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Dream Theater!

Ho visto persone perdere il senno, saputa questa notizia. Telefonare freneticamente ad amici e parenti a comunicare la notizia, come se fosse morto un parente. Rimanere immobili, con gli occhi lucidi, il mento contratto e le labbra tremolanti.
È panico, quello. Strizza alle gonadi. Paura glaciale.

Davanti a questo fattaccio, tutto diventa relativo, tutto viene illuminato da una precaria luce tremolante, che da un momento all’altro, statene certi, si spegnerà, lasciando al buio voi e le piccole certezze su cui basate la vostra vita sentimentale e amorosa.

Rassegnatevi, quindi. Sposatevi pure, se volete, ma sappiate che nulla è eterno. Se Mike ha lasciato i Dream Theater, evento matematicamente impossibile, state pur certi che le probabilità che il vostro partner vi lasci quando siete ancora in vita, in proporzione sono altissime.

Vi ho avvisati!

Tornando ai fatti, Mike ha parlato della sua dipartita dalla band, per la prima volta, durante un’apparizione al radio show “Friday Night Rocks” di Eddie Trunk, Venerdì 10 Settembre su FM Q104.3 di New York.

Spero che Mike torni presto ad essere il batterista dei DT, anche perché, francamente, checché ne dica lui, ho serie difficolta a individuare un valido sostituto. È pur vero che i batteristi sono sempre rari o superimpegnati… oppure sono delle pippe!

A proposito, io per il mio gruppo sto cercando un batterista, Mike, non è per caso….

Mike Portnoy

Mike Portnoy

(Questa non è una traduzione fedele alla lettera, ma ne riporta fedelmente il senso.)
Mike:

Credo di essermi trovato in una posizione in cui dovevo smettere per poter andare avanti. Io amo i Dream Theater, amo i ragazzi, i DT sono stati la mia creatura per 25 anni. Ho solo bisogno di una pausa. E un sacco di persone hanno già male interpretato il mio comunicato stampa, dicendo: “Beh, se uno ha bisogno di pausa, perché continua a suonare con tutte le altre band?”.  Il punto è che non avevo bisogno di una pausa dal suonare, andare in tour e curare i miei progetti. Ho sentito come se i DT avessero bisogno di una pausa. Per quasi 20 anni abbiamo lavorato a scrivere, registrare, andare in tour, di continuo senza interruzioni. Oggi penso che quel meccanismo, in moto da 25 anni, andasse interrotto. E questo non è qualcosa che ho sentito e deciso durante la notte,  ma matura dallo scorso anno.

Finalmente ne ho parlato ai ragazzi e ho suggerito di prendere un periodo di pausa, dopo aver lavorato ininterrottamente per tanto tempo. “Un paio di anni potrebbero farci bene, darebbero a ciascuno di noi la possibilità di ricaricare le batterie e di ritrovare l’ispirazione.” Ma gli altri non erano d’accordo con me. Volevano andare avanti, e volevano iniziare a lavorare al nuovo album a gennaio 2011. Eravamo in disaccordo su questo punto. Dopo questa prima discussione ci abbiamo pensato per circa una settimana o giù di lì e ci siamo poi ritrovati un paio di notti fa a parlarne. Ma le posizioni erano immutate. Volevano iniziare i lavori sul nuovo album in gennaio, con o senza di me. Fondamentalmente, sono stato messo  nella posizione in cui avrei dovuto scegliere se fare l’album a gennaio contro la mia volontà oppure dire addio. Ho scelto di dire addio. È stata la decisione più difficile che abbia mai preso nella mia vita e siamo tutti molto tristi, sia io, sia loro. È bizzarro trovarsi in questa situazione, che nessuno di noi voleva veramente.

Io non volevo chiudere e loro non volevano che me ne andassi, ma era l’unico modo per continuare. Ho ricevuto delle email molto belle da John Petrucci e Jordan Rudess. Mi mancano e sono triste per questo  e ho il cuore spezzato per il forte disaccordo che abbiamo avuto. Credo davvero che la band avrebbe potuto usare qualche anno per ricaricare le batterie, come tante altre bands  hanno fatto prima di noi, Soundgarden, Alice in Chains, Jane’s Addiction, Phish, Rage Against The Machine. Prendere una pausa per poi tornare più grandi e migliori che mai. Speravo che sarebbe accaduto anche con i Dream Theater e che sarebbe stato un percorso deciso insieme, ma non è stato così.

Suonare negli Avenged Sevenfold e negli altri progetti non era legato all’idea che avevo, perché ne avevo già parlato con i ragazzi lo scorso autunno, quando The Rev (precedente batterista degli Avenged Sevenfold) era ancora vivo e vegeto e non avevo nulla a che fare con loro. Se si guarda il video di Wither che abbiamo girato durante quel tour, in molte riprese si vede accanto a me Mikael Åkerfeldt (degli Opeth) o Damon Fox (dei Bigelf), perché già sentivo una certa separazione dagli altri DT.

Arrivati al 2010 ho fatto alcuni spettacoli con gli Hail!, poi un paio di mesi di tour con Transatlantic, e poi ho iniziato il tour con Avenged Sevenfold, e tutti e tre questi progetti mi hanno fatto notare come mi sentissi molto a mio agio, sereno e rinfrescato. Poi sono tornato ai DT, durante il tour con gli Iron Maiden, e ho trovato le relazioni tra noi cinque un po’ tese, ognuno era come scottato verso gli altri, si sentiva lo sforzo accumulato in 25 anni. Ci amiamo, siamo fratelli e siamo una famiglia, ma a volte abbiamo bisogno di spazio.

Tutto questo stava accadendo prima degli A7X (Avenged Sevenfold), ma l’esperienza con loro mi stava aprendo gli occhi un po’, come ha fatto il tour con i Transatlantic, e gli spettacoli con gli Hail!, su come possa esistere un rapporto fresco tra i membri di una band.

È difficile per me esprimere a  parole quello che sento e davvero non voglio essere frainteso. Non voglio che la gente pensi che ho lasciato i DT per gli A7X.

Non sono neanche un membro del gruppo, vado solo in tour con loro e do loro il mio aiuto, e ci divertiamo molto, loro sono una band senza un batterista, e ora io sono un batterista senza una band. Non abbiamo preso alcuna decisione o discusso su cosa fare. È solo che per ora voglio continuare a suonare con loro e vedremo che succederà.

Forse gli altri dei DT si sentono come se io stessi suonando con altri gruppi e al momento di tornare al lavoro non avessi tempo per loro. Ma non è così.
Sai, io non potrò mai essere accusato di non avere dedicato il cuore ai DT, ho letteralmente speso 25 anni. È il mio bambino. Voglio dire, io non vorrei trattenerli ma non vorrei neanche fare qualcosa contro la mia volontà. È incredibile per me pensare che abbiano deciso di continuare senza di me. Scherzavo con loro tutto il tempo. Ero solito dire: “Se morirò, non dite Mike avrebbe voluto che noi andassimo avanti. Perché io non voglio che voi andiate avanti senza di me. L’ultima cosa che avrei mai voluto vedere sono i  DT senza di me. Certo, sono i miei amici e sono miei fratelli e se davvero vogliono continuare non posso dire di no. È una situazione strana e per fortuna si è conclusa in buoni rapporti e mi hanno detto palesemente che la porta è sempre aperta per me e io vorrei tornare con loro, ma non ora.

Ho solo bisogno di una pausa.

Mike Portnoy

Mike Portnoy

Gli ho proposto una pausa a tempo indeterminato, come tante band hanno fatto, ma questo non è andato bene. Dopo averne discusso, ho detto: “Bene, allora diciamo un anno? Un anno e mezzo? Perché non ci fermiamo il 2011 e ci ritroviamo nel 2012?” John Petrucci potrebbe fare un album da solista e anche Jordan ha dei piani. Aveva senso. Ma non andava bene nemmeno questo. Ho anche proposto di continuare a lavorare con loro nel 2011, anche se non era quello che volevo. Ero disposto a farlo solo per mantenere la band a galla. È proprio un peccato che sia andata a finire in questo modo.

Penso ad altre situazioni simili, come Tommy Lee con i Motley Crue, Phil Collins con i Genesis; in entrambi i casi sono andati via e in entrambi i casi sono tornati. Onestamente, penso che ci siano migliaia di batteristi che possono suonare nei DT adesso e potrebbero fare un grande lavoro, ma il mio ruolo nei DT andava oltre suonare semplicemente la batteria. Io credo che non avranno alcun problema a trovare un grande batterista, è pieno di grandi batteristi là fuori, ma io credo che debbano loro stessi impegnarsi davvero per coprire tutte le altre responsabilità che io avevo. E credo che ne siano all’altezza. Ho già visto John Petrucci rispondere a domande sul suo sito web, cosa che in tutti questi anni non gli ho mai visto fare, quindi credo che si stiano dando da fare. Sai, non avrei mai pensato vedere da fuori un concerto dei Dream Theater, e non vedo l’ora, un giorno, di farlo davvero.

Se poi , tra uno o due anni, ritornerò nei DT, avrò ottenuto quello che volevo, la mia pausa da loro e anche loro avranno avuto il modo di proseguire. Forse un paio di anni da oggi torneremo insieme e vivremo felici e contenti. Non lo so. Ci sono stati altri casi, come gli Aerosmith  che sono andati avanti senza Joe Perry e gli Iron Maiden che andarono avanti senza Bruce Dickinson e i Judas Priest senza Rob Halford. Alla fine, tutti sono di nuovo tornati insieme e mi piacerebbe se un giorno questo succedesse anche a noi.

È tutto così difficile per me da accettare come lo è per i fans. Mi sento davvero male per loro, perche ho trascorso la mia intera carriera prendendo decisioni per loro e nel tentativo di dargli ciò che loro volevano da noi; sapevo che questa decisione non sarebbe stata popolare, ma per una volta nella mia vita, per una volta, ho dovuto fare quello che Mike Portnoy sentiva fosse giusto e non ciò che era meglio per i Dream Theater.

In realtà, quello che sarebbe stato meglio per i Dream Theater, a mio parere, sarebbe stato prendersi pochi anni di pausa, dare spazio a progetti personali, ricaricare le batterie e riunirsi. Ma noi siamo cinque persone diverse con cinque personalità diverse. Abbiamo citato questi altri scenari dove i membri si separarono e poi tornarono di nuovo insieme. La cosa che mi spaventa, però, è l’analogia con Roger Waters e i Pink Floyd, che invece non tornarono mai insieme. Sarebbe una tragedia se non avessi mai più modo di essere sul palco con i DT di nuovo. Sono in pace con la mia decisione di lasciare la band, lo sono veramente. Sono depresso, triste e scioccato per questo, ma sono davvero in pace con me stesso, e penso che sia stata la cosa più giusta da fare, perché ho dovuto seguire il mio cuore. Non potrei mai andare in studio a gennaio controvoglia. Ho bisogno di amare quello che sto facendo, e non ho mai partecipato ad un progetto o fatto un album o una qualsiasi cosa con qualsiasi altro musicista in cui non credessi.

Mi sto davvero divertendo molto con gli A7X, non si può negare. Sono grandi, lo spettacolo è impressionante, i loro fans sono fantastici, e sono stati molto calorosi con me. Il punto, con loro, è che hanno bisogno di andarci cauti, a causa della situazione che hanno appena passato con la perdita del loro batterista, quindi non hanno davvero alcuna fretta, adesso, di cercare un batterista permanente. E anche io sono nella stessa barca ora. E credo che in questo momento non ci sia alcuna pressione per me, come per loro, a prendere decisioni affrettate. Possiamo andare avanti con il loro tour, e abbiamo il lusso di prenderci il tempo che ci serve. Quando arriverà il momento di prendere decisioni per fare qualcosa di diverso, me ne occuperò.

Ma in questo momento, è bello suonare e basta.

(Auguri Mike ;-) )

Ascolti consigliati:

Prog exhibition – Buon compleanno progressive

Grande festa si prepara per gli amanti del rock progressivo.

Non una festa di nonni ebbri di vino e ricordi che ballano alla fioca luce giallastra di deboli lampade ad incandescenza, ma una festa in grande stile, dove ci sarà posto per due generazioni di appassionati.

A distanza di quarant’anni da quel lontano 1970, quando in Italia la buona musica si ascoltava ancora per radio e i gruppi nascevano come funghi dalla forma insolita e il cappello variopinto, quando i festival musicali erano numerosi e affollati, un luogo di incontro, un mercato in cui la musica era l’unico bene ceduto e ricercato, festeggiamo il progressive con un festival degno di questo nome, che durerà due giorni e vedrà sul palco i più importanti rappresentati di questo genere musicale che in Italia ha sempre trovato terreno fertile, musicisti eccellenti e consumatori attenti ed esigenti.

Prog Exhibition si terrà a Roma, al teatro Tendastrisce nei giorni 5 e 6 novembre 2010.

Prog Exhibition 2010 - Locandina

Prog Exhibition 2010 - Locandina aggiornata

Il 5 novembre assisteremo all’esibizione del gruppo italiano più importante, la PFM che farà spazio niente di meno che a Ian Anderson, il matto folletto menestrello che col suo flauto ha creato il sound inconfondibile dei Jethro Tull.

Sempre nello stesso giorno, un altro caposaldo del progressive italiano, Le Orme, ma è necessaria una spiegazione. Ora, se vi siete persi qualche puntata e vi aspettate di trovare la formazione Tagliapietra-Pagliuca-Dei Rossi, come bravi amichetti affettuosi, temo di dovervi deludere. È successo un po’ un casino, lì da quelle parti.
Dapprima, nel 1992, Pagliuca lasciò il gruppo per divergenze con gli altri membri e venne sostituito da Michele Bon, che ha avuto il tempo di diventare di casa, sia nel gruppo, sia tra i fans. Io stesso ho visto Le Orme qui a Roma non più di tre anni fa con questa formazione. Gran bel concerto, sono dei professionisti e dal vivo hanno una potenza che non ti immagini.
Chi si aspettava di sapere che poco tempo dopo anche Aldo Tagliapietra avrebbe lasciato il gruppo? Tant’è che ora il nome Le orme è di diritto utilizzato dalla formazione che fa capo a Michi e Michele, opportunamente completata.
Dall’altra parte, invece, Aldo non è stato mica con le mani in mano ed è riuscito a mettere in piedi il resto della vecchia formazione, cavalcando il ritorno di Pagliuca alle tastiere e di Tolo Marton alla chitarra (ve lo ricordate Tolo Marton, vero? Suonò le chitarre con Le Orme già intorno al 1975), ma non potendo usare il nome Le Orme, si presentano come Once were Le Orme. E se a questa formazione aggiungiamo anche David Cross, già violinista per i King Crimson, è facile capire che sarà uno spettacolo da non perdere assolutamente.

Terzo gruppo della giornata saranno i The Trip, nella storica formazione Vescovi-Andersen-Chirico che produsse l’album Caronte del 1971, a cui si affiancherà Thijs van Leer col suo flauto, già leader dei Focus, i “Jethro Tull olandesi” come vennero soprannominati all’epoca.

Il 6 novembre sarà pienamente all’altezza del giorno precedente, con il Banco del mutuo soccorso nella sua formazione più recente che dividerà il palco con John Wetton, già nei King Crimson.

E se doveste fare una classifica dei più importanti gruppi prog italiani, a chi spetterebbe il quarto posto? Probabilmente sarebbe un ex-equo tra Osanna e Balletto di bronzo.

Infatti è così, la serata proseguirà con una formazione allargata, costituita dagli Osanna, Gianni Leone del Balletto di Bronzo e David Jackson dei Van Der Graaf Generator, che ormai da qualche anno collabora stabilmente con gli Osanna.

Infine, la chiusura dei Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, gruppo romano che nei settanta pubblicò un solo album “Per… un mondo di cristallo”, ma che non mancò di farsi notare per aver compresso nell’unico album il concetto di musica progressiva in tutti i suoi aspetti.

Oggi i RRR sono tornati con un album dal titolo “Il pittore volante” che suona con un’ottimo sound nuovo di zecca. Bell’album.

Ma non è mica finita qui, eh. Non si capisce come verranno collocati nella scaletta, ma ci saranno anche i Periferia del mondo, gli Abash, i Sinestesia e la Maschera di cera, sicuramente uno dei migliori gruppi progressive dell’ultima generazione, che proprio nel 2010 ha presentato il suo ultimo album dal titolo “Petali di Fuoco”.

(Aggiornamento: Sinestesia e Maschera di cera suoneranno il 05 novembre, Periferia del mondo e Abash il 06 novembre)

I biglietti costeranno dai 25,00 ai 35,00 euro a giornata, oppure si può fare un abbonamento per i due giorni per un costo che va da 45,00 a 60,00 euro, più gli immancabili diritti di prevendita e possono essere acquistati qui: GreenTicket, VivaTicket.

Ascolti consigliati:

Per informazioni:

Teatro Tendastrisce
Via Giorgio Perlasca 69 - 00155 ROMA
Tel. Uffici: 06/25396785 - Botteghino: 06/25391562
Email: info@tendastrisce.it

D&D Concerti - Tel. 02/45076475 - info@diedi.com

Come arrivare

Inizio delle trasmissioni

Apro un nuovo blog alla vigilia dell’apocalisse.

In un momento in cui forse converrebbe pensare a chiudere bene la porta di casa, dopo aver caricato la macchina con moglie, figli, il gatto, la bottiglia d’acqua per il viaggio e i panini, per partire al più presto in direzione della valle di Giosafat, prima che tutti si riversino sulle strade causando code interminabili, io apro un blog.

D’altra parte ci vorrà pure qualcuno che resti a guardare che le cose vengano fatte senza barare, senza concedere favoritismi, senza cadere nel solito nepotismo latino. Resto io. Voi non preoccupatevi, fatevi coraggio, partite senza voltarvi indietro e mantenete la radio della vostra macchina sintonizzata sulle frequenze di Radio Armageddeon. Non ci faremo intimorire.

Pensate che stia esagerando? Pensate che il giorno del giudizio vi affaccerete al balcone e vedrete un faccione con la barba bianca e un triangolo sulla testa che, sporgendosi dalle nuvole, vi dirà di muovere il culo che siete già in ritardo e i biglietti in prevendita sono già terminati?

Che ingenui che siete! Sono i piccoli segni a cui dovete stare attenti. Più piccoli sono, più carichi di significato si riveleranno ad un’attenta analisi.

Questo è un blog che parlerà di musica, quindi non andremo a scomodare eventi di portata cosmica, megaflare solari, supernovae che esplodono, il prossimo passaggio di Nibiru, per cercare i segni della fine imminente.

Non è forse un evento che lascia presagire una fine imminente e terribile, la dipartita di Mike Portnoy dai Dream Theater? Sono sicuro che nessuno, su questo pianeta, nessuno, l’avrebbe mai dato come un evento possibile! Ma neanche immaginabile!

E la follia che sta contagiando l’umanità entrando sempre più nella profondità delle coscienze, al punto da vedere come “normali” eventi che non possono essere definibili in altro modo che “folli”? Ma perché, vi sembra una cosa lucida, normale il fatto che un tale, come Jay-Z  regali alla fidanzata Beyoncé… un’isola? Scusate, ma da quando in qua le isole si regalano? E ci ha messo pure fiocchietto e bigliettino d’auguri?

Siamo anche così ciechi da considerare un fatto normale la presenza di Anna Tatangelo tra i giudici di X-Factor? Ora, il fatto che io non veda X-Factor, avendo già buttato il mio televisore dal settimo piano di casa mia ormai da mesi, non cancella questo fatto dagli avvenimenti accaduti e ormai indubitabili e con un incontestabile significato simbolico.

Non basta? Vogliamo prendere come indizio anche la fuga di esseri immortali come Milva e Phil Collins? Sì, avete sentito bene. Perché dovrebbero abbandonare le scene, dopo averle calcate per secoli se non per darsi alla fuga e cercare di salvare la pelle? Eh, perché saranno pure immortali quanto volete, ma davanti al giudizio universale, anche un highlander si caga addosso.

Ma se la fine è vicina, che giudizio universale sia.

Noi, dalle frequenze di Radio Armageddon vi racconteremo tutto con cento occhi e cento orecchie. E anche quando avremo sonno e dormiremo, ne chiuderemo cinquanta per volta, come Argo Panoptes. Nulla ci sfuggirà.

Ah!… E che nessuno, sentendo pronunciare il proprio nome, dica che il giudice è comunista, per favore!