Chi mi conosce sa che non sono uno che si complica volontariamente o involontariamente la vita, anzi, ho un ottimo rapporto sia con le cose complicate sia con quelle semplici e questo mi permette di pormi davanti ad esse con un’adeguata razionalità e consapevolezza. Tuttavia neanche io stesso, mentre lo scrivo, riesco a farmi ingannare da quest’iperbole che racconto! Quindi niente sorrisini o battute sarcastiche, per favore.
E quando c’è la musica di mezzo le cose si complicano ulteriormente e io divento quasi bulimico. Non ne ho mai abbastanza, ne voglio sempre di più.
Arrivano però dei momenti in cui mi accorgo che forse ho messo troppa carne al fuoco e allora cerco di darmi da fare a mangiarmela prima che si bruci e mi ingozzo!
La situazione attuale è la seguente.
Un sabato ogni 15 giorni ho la mia giornata di full immersion musicale, dalla mattina alla sera a scuola di musica. L’altro sabato invece… no, non è libero, anzi. Altre lezioni e laboratori, ma non per tutta la giornata, solo un po’ più tranquilla.
Il martedì sera ho la mia lezione di basso, sacrosanta, intoccabile.
Un altro giorno della settimana tocca al mio gruppo, vera valvola di sfogo di tutta la merda che mi trovo costretto a mangiare nel mio normale vivere la vita. Una di quelle situazioni in cui ti senti perfettamente a tuo agio, ingranaggio perfettamente sagomato e collocato in un meccanismo che consuma birra, note e sudore, gira e produce adrenalina, feromoni, serotonina e carburante per vivere.
E fin qui non sarebbe neanche troppo, se non fosse che ultimamente ci ho messo anche il carico da undici.
Lì a scuola da me funziona che gli esami di strumento di terzo e quinto anno vanno fatti con un gruppo composto almeno da tre elementi. Ed è capitato che un amico chitarrista che deve fare l’esame di terzo anno mi abbia chiesto di suonare il basso al suo esame.
Programma: dieci standard jazz da cui ne verranno estratti tre. Ma la parte migliore e più appassionante è che l’esame sarà a febbraio in data ancora da destinarsi e io l’ho saputo la settimana scorsa!
Ovviamente ho accettato! E sto studiando quei pezzi a livelli da malattia mentale. E questo significa almeno due prove alla settimana, da tre/quattro ore a prova.
L’elenco dei pezzi da studiare è questo:
- Misty di Erroll Garner & Johnny Burke
- Satin Doll di Duke Ellington
- St. Thomas di Sonny Rollins
- Ladybird di Tadd Dameron
- All Blues di Miles Davis
- Tenor Madness di Sonny Rollins
- Four di Miles Davis
- West Coast Blues di Wes Montgomery
- Tune Up di Miles Davis
- Un anatole ancora da definire
Io ho chiesto un parere al mio maestro di basso, che un pochino di jazz l’ho studiato, ma sai com’è… e lui, invece di togliermi la patata bollente dal fuoco dicendo “Mmm… lascia perdere, non si può fare…”, invece mi ha detto “Ma sì, ce la puoi fare tranquillamente!”. Io ho tanta stima del mio maestro e gratitudine per la sua considerazione nei miei riguardi, ma… dopo aver ricevuto la sua benedizione, il mio destino è quello di compiere la missione nel migliore dei modi, anche se questo significa rinunciare a dormire per studiare e cagarmi addosso per l’ansia che questo mi genera.
Già i miei amici mi guardavano con uno sguardo tra il preoccupato e il compassionevole quando dicevo loro che la mattina mi alzo alle sei… anche cinque e mezza, per fare un paio d’ore piene di studio a mente fresca prima di uscire per andare in ufficio. E lo faccio ormai da tanto tempo che ne ho fatto l’abitudine e durante la giornata non ho più neanche sonno. Ultimamente però la situazione, mi dicono, è peggiorata, nel senso che è da un po’ di tempo che le mie ore notturne di sonno sono calate ulteriormente, dalle sei alle cinque ore. Ormai anticipo la sveglia, apro gli occhi e la guardo con una certa impazienza… Ma quando suoni, ma ti vuoi sbrigare? Che io non è che ho tanto tempo da perdere! Alla fine, quasi sempre decido di stroncarla sul nascere. La spengo e mi alzo e… no! Non mi pesa più di tanto, altrimenti neanche lo farei.
È solo che prendere il tuo strumento in mano alle cinque del mattino, quando è ancora buio pesto e anche l’aria lì fuori ha tanto sonno che non ha neanche voglia di stare lì a vibrare per trasportare quei pochi suoni che molestano la notte, è così affascinante, intimo e consolante, che ormai è quasi un appuntamento segreto con una donna. Io e il mio basso.
Ah, per completezza d’informazione, mi hanno chiesto proprio oggi se voglio partecipare ad un altro laboratorio, il terzo, stavolta di giovedì sera.
Ovviamente ho accettato, ma che ve lo dico a fa’!